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giovedì 29 maggio 2008

La donna abitata

Ormai ho finito di leggere questo libro da un po' di tempo, ma volevo scriverne sul mio blog e solo ora ci riesco. Ho comprato La donna abitata alla Fiera di Torino e devo dire che sono stra-felice dell'acquisto.
Chi mi conosce un minimo sa che mi piace la letteratura sudamericana, ma non avevo ancora letto nulla di Gioconda Belli sebbene in molti me ne avessero parlato molto bene. Qualche notizia sulla sua vita Link .
In pochissime righe, per non rovinare a nessuno la sorpresa su questa storia, si può dire che:
La donna abitata è il romanzo della rivoluzione sandinista. E' la storia di due donne, vissute in epoche diverse, la prima un'india che combatte contro i conquistadores e la seconda una donna moderna che vive sotto una feroce dittatura centramericana. Le loro vite s'incontrano magicamente nell'amore e nella guerriglia.
Anche in questo libro del Sud America si ritrova il realismo magico, un mix di leggenda e realtà che Belli rende davvero armonioso attraverso tutto il libro e che mi ha catturato molto fin dalle prime pagine. Leggendo su internet alcuni commenti al libro ho trovato una frase su un blog che mi ha colpito: "mi ha cambiato la vita. Mi ha reso consapevole del mio diventare donna, del mio ESSERE donna (che non è ciò che vediamo quotidianamente in tv o sui giornali!), delle passioni che spesso motivano scelte di vita difficili. E dell'intensità, della passionalità stessa della vita!"
Ecco, il libro fa vedere come cresce una donna, come si appassiona a un'ideale che le sembrava così lontano, che comincia a credere che si possa fare qualcosa per cambiare anche una dittatura. Siamo ancora in grado di pensare che si possano cambiare le cose e che lo possiamo fare, in qualche modo, anche noi in prima persona?

venerdì 16 maggio 2008

Fiera del Libro

Anche quest'anno sono andata alla Fiera Internazionale del Libro di Torino. Ormai di quella città conosco solo il Lingotto nei giorni della Fiera... Per la prima volta sono andata di domenica: non so se per questo motivo, o per le polemiche che ci sono stata alla scelta di avere Israele come paese ospite, c'era meno gente dell'anno scorso in giro per gli stand.
Il gruppo ormai è fisso per questa gita: gli amici che ho conosciuto sul forum dei libri (anche se ormai lì non entro nemmeno più :( ), due amiche di mia sorelle e, quest'anno super-evento, anche mia sorella!!!
Ho comprato solo due libri: ormai gli sconti si vedono con il lanternino alla Fiera e, onestamente, non capisco proprio perchè.... Ho preso un libro della Newton che non trovavo in libreria "La storia criminale del genere umano" e poi, con un filo di sconto "La donna abitata" di Gioconda Belli, un'autrice del Nicaragua che volevo leggere da tempo.
Ad ogni modo, oltre a gironzolare tra gli stand stra-pieni di libri, sono andata a sentire due incontri di LinguaMadre. Il primo era la presentazione del primo libro tradotto di uno scrittore peruviano che vive negli Stati Uniti: Eduardo Gonzales Viana. E poi dicono che non conosciamo la letteratura del Sud America: nessuno la pubblica in lingua orginale, le traduzioni arrivano con il contagocce... Lui mi è piaciuto davvero un sacco: un modo di parlare e narrare chiaro (e capivo tutto quello che diceva in spagnolo... almeno il corso a qualcosa è servito anche se io son stata scostante e non mi sono molto applicata) , divertente e con un tocco di realismo magico: ora non vedo l'ora di trovare il suo libro che si intitola La ballata di Dante!! Qui il suo Correo de Salem.
Nel pomeriggio sono andata a sentire la presentazione di Prigioniera a Teheran di Marina Nemat, un libro che racconta la sua storia di sopravvissuta alle carceri iraniane. Lei mi è piaicuta molto, per il modo di esporre le cose, anche le più dolorose; per la pacatezza e poi sembrava davvero piccola piccola... Non ho sopportato la *scrittirce* italiana che era lì a fare la presentazione e che faceva le domande: la donna non sapeva nemmeno dove sia di casa il tatto... Comunque, ho cercato il libro e per ora sono in lista di attesa in biblioteca.

domenica 3 febbraio 2008

La fabbrica del consenso

Ho deciso di prendere La fabbrica del consenso in biblioteca (gli acquisti sono pochi e oculati ormai, lo spazio è sempre meno e devo dire che il servizio online della mia biblioteca funziona alla grande e non costa nulla, quindi perchè non sfruttarlo? XD) dopo aver letto il libro della Roy "Guida all'impero per gente comune (link: ), in quanto si riprende molte volte la teoria di Chomsly sul Modello della Propaganda.
Il libro non è facilissimo: bisogna essere ben concentrati per leggerlo. E questo è il motivo per cui ci ho messo un sacco a finirlo, non si possono certo leggere un paio di pagine prima di andare a dormire.
I primi due capitoli illustrano la teoria proposta dagli autori (qui un riassunto Il Modello della Propaganda) in generale, poi si passa all'analisi di alcuni casi esemplificativi come le elezioni nel Terzo Mondo (El Salvador, Guatemala e Nicaragua), il complotto bulgaro per l'attentato al Papa e poi le varie guerre in Indocina. Tutto questo con dovizia di dati (le appendici e le note sono imponenti davvero, da perdersi dentro) e un'analisi a volte complessa da seguire. Merito degli autori è di aver scritto un libro per la grande diffusione e quindi di aver saputo rendere anche le parti più ostiche accessibili a tutti.
Leggendo il libro ci si rende conto di come la cosidetta stampa libera è meno libera di quanto comunemente pensiamo... In effetti è un pensiero che in molti hanno ma non tutti (o non sempre) se ne vedono le portate di questa *mancata libertà*. Ovviamente l'analisi si basa su giornali, riviste e TV degli Stati Uniti. Non credo che il discorso sia poi radicalmente diverso per noi in Italia ed in Europa, ma sarebbe interessante leggere qualcosa in merito... Non so se c'è, ma mi informerò :D
Qualche informazione in più su Chomsky: Sito Ufficiale dove è possibile leggere anche molti suoi articoli di questi ultimi anni (in inglese): http://www.chomsky.info/
Qui invece un archivio in italiano: http://www.tmcrew.org/archiviochomsky/

domenica 30 dicembre 2007

La sfida della Bibliografia

Ancora un post sui libri (ok, lo so dovrei smettere....).
Dopo aver finito la Creepy Autumn Challenge, ho deciso di partecipare a La sfida della Bibliografia. Queste alcune delle regole:
Leggere almeno 3 libri che non abbiamo mai letto di un autore che però già conosciamo. Si possono scegliere quanti autori si vuole ma si devono leggere almeno 3 libri per ogni autore.
La sfida inizia il 1° gennaio 2008 (così se la sfida vi piace c'è tempo per farsi regalare qualche libro a natale!) e termina il 30 giugno 2008 (bè, si, ho voluto essere lunga, ma mi sembrava un "tema" su si possono trovare un sacco di titoli... o almeno per me è così!).


La mia lista già pubblicata su Anobii:

Terzani:
- Un altro giro di giostra (588 p.)
- Un indovino mi disse (428 p.)
- La porta proibita (276 p.)

Edward bunker:
- Educazione di una canaglia (523 p.)
- Come una bestia feroce (358 p.)
- Cane mangia cane (330 p.)

Il conteggio delle pagine fa 2500... non per essere pignola, ma vorrei capire perchè mi scelgo sempre lirbi lunghi. Non che la cosa mi preoccupi più di tanto, nel senso che un tomo di 500 pagine non mi ha mai spaventato, ma quando li scelgo per una sfida sarebbe carino se riuscissi a infilarne qualcuno un po' più corto in modo poi da non *complicarmi la vita. Ad ogni modo, da Gennaio si inizia!!

Motivazione della scelta:
Terzani è da un sacco che lo voglio leggere, me ne hanno parlato bene in molti e più di un anno fa avevo letto Lettere contro la guerra di cui avevo apprezzato lo stile e la pace che riesce a passare. Mi sono ripromessa dopo quella raccolta di articoli di leggere altro, ma finora non sono riuscita a farlo.
Bunker mi ha affascinato dal primo libro che ho letto. Ho poi scoperto che molti considerano Animal factory uno dei suoi *peggiori* scritti, quindi mi sono detta che avrei dovuto leggere altro. Da tempo ormai ho in Wish List Educazione di una canaglia, era ora di pensarci seriamente.

sabato 20 ottobre 2007

Le vene aperte dell'America Latina

Da un po' di tempo giro (e scrivo, ma davvero pochissimo perchè sebbene trattino di molti argomenti che mi interessano parecchio devo riconoscere di saperne ancora poco) sul forum di Tiziano Terzani. Nella stanza dei libri (e dove altro potevo andare io?) ho trovato un paio di titoli che mi hanno incuriosito. E come al solito, sono andata a cercare in biblioteca e mi sono portata a casa da leggere "Le vene aperte dell'America Latina" di Eduardo Galeano.
Di cosa si parla? In questo libro ha descritto con passione e idealismo, ma anche tanto rigore di documenti, il processo di spoliazione e sfruttamento dell’America Latina: da parte dei conquistadores, prima, e poi da parte delle industrie europee e nordamericane. “Così lontani da Dio e così vicini agli Stati Uniti”, dice un detto messicano; e, in effetti, il paese a stelle e strisce ha sempre considerato la parte sud del suo emisfero come il “cortile di casa”, stroncando sul nascere qualsiasi forma di indipendenza o autodeterminazione minacciasse di attecchire, di fatto oltre che nome, negli Stati latino-americani.
Prima degli Usa, furono le potenze coloniali, l’Inghilterra in testa, a tenere la regione nel suo sottosviluppo. Quando non furono le truppe straniere a intervenire direttamente, ci pensarono gli stessi Stati sudamericani a schierarsi l’uno contro l’altro, come dimostra la guerra ottocentesca che la cosidetta Triplice Alleanza - Brasile, Argentina ed Uruguay - mosse al Paraguay, unico Stato della regione, all’epoca, a vantare uno sviluppo industriale e un’alfabetizzazione capillare, successi ottenuti grazie anche ad una politica protezionistica che andava contro gli interessi dei mercanti inglesi. I quali finanziarono la guerra e, quando il Paraguay fu ridotto a un mucchietto di macerie, vennero a riscuotere il conto dai vincitori.
Cambiano i nomi, cambiano le facce, sembra dire Galeano, ma alla fine nulla cambia; gli emissari del Fondo Monetario Internazionale impongono le loro politiche liberistiche che aggravano la già drammatica situazione di questi Paesi; la schiavitù per debiti ancora esiste spesso e volentieri, anche se è ufficialmente fuorilegge; le industrie locali devono dipendere mani e piedi dalle innovazioni tecnologiche provenienti dall’estero. Di tutta la ricchezza prodotta dai minerali e dalle materie prime di cui è piena la regione, alla stragrande maggioranza della popolazione, resta in mano poco più di niente.
In poche parole, come dice lo stesso autore nella parte introduttiva del libro, "paesi specializzati a guadagnare e paesi specializzati nel rimetterci".
Questa è una lettura che mi sta appassionando davvero tanto. In primo luogo perchè ho da molto tempo un interesse particolare per i Paesi di quest'area e cerco di approfondire la mia conoscenza su di loro. Inoltre, ci si rende conto di quanto poco si sa (ma io per prima so di essere *ignorante* in materia) sulla storia di questa parte del Mondo e di come facciamo praticamente finta, per la maggior parte del tempo, che non esista.
Cercando informazioni su di lui ho trovato quanto segue: interessantissimo... ce ne fossero di penne così in Italia!!
Articoli:
- Il pianeta dei paradossi
- Iraq. Ma in nome di chi?
- Crimini da studio
- Il sesso degli angeli uguali
- Cattive abitudini
- Una guerra proverbiale
Questa è la pagina (in spagnolo) di Eduardo Galeano dove è possibile leggere articoli e interviste dal 2001 al 2004 e qui (sempre in spagnolo) la pagina ufficiale.

sabato 15 settembre 2007

Ogni cosa è illuminata

Ho appena finito di leggere "Ogni cosa è illuminata" di Jonathan Safran Foer.
Trama:
Con una vecchia fotografia in mano, un giovane studente di nome Jonathan Safran Foer (come l'autore), visita l'Ucraina per trovare Augustine, la donna che può aver salvato (o non aver salvato) suo nonno dai nazisti. Jonathan è accompagnato nella sua ricerca da un coetaneo ucraino, Alexander Perchov, detto Alex, che così si presenta nel suo personalissimo linguaggio: "Il mio nome per la legge è Alexander Perchov. Ma tutti i miei amici mi chiamano Alex, perché è una versione del nome più flaccida da pronunciare. Mia madre mi chiama Alexi-basta-di-ammorbarmi perché sempre la ammorbo". Alex lavora per 'Viaggi Tradizione', l'agenzia di viaggi di famiglia, insieme al nonno che, a dispetto di una cecità psicosomatica, fa l'autista e a una cagnetta maleodorante, chiamata Sammy Davis Jr Jr in onore del cantante preferito dal nonno. La storia del loro viaggio, raccontata retrospettivamente da Alex, si alterna ai capitoli di una vera e propria saga ebraica, attraverso la quale Jonathan ripercorre, sul filo della memoria famigliare, le vicende di un villaggio dal Settecento fino alla distruzione avvenuta a opera dei nazisti.

Come si può intuire dalla trama, questo è un libro intricato. Non solamente nel racconto, ma anche nel modo in cui sono usate le parole e la lingua. Ci sono due registri linguistici differenti, in corrispondenza delle due narrazioni presenti nel libro e, a volte, è complicato tenere tutto insieme. Comunque, il linguaggio usato da Alex, il ragazzo ucraino, è molto divertente in qunato scrive un inglese appreso, dove si notano gli errori con le parole e i loro significati (e diamo merito anche al traduttore che in italiano ha reso molto bene questo gioco).
Al di là della trama, è arduo dire di cosa parla davvero il libro: della vita, della morte, della responsabilità e del perdono, del passato o del presente, etc forse di tutto questo insieme. Ciò che colpisce alla fine è che, sebbene ogni cosa è illuminata, noi non ne sappiamo realtmente più di prima....
Una scena da ricordare: "La pioggia rinforzò e si bevve ancora - i partecipanti al corteo bevvero fino a diventare ciechi di vodka e birra fatte in casa. Si davano a un amore selvaggio, incontenibile, negli ancoli bui dove le case si toccavano, e sotto le chiome pendule dei salici piangenti. Le coppiette si tagliuzzavano la schiena sulle conchiglie, i ramoscelli e i ciottoli delle secche del Brod. Si cercavano furiosamente nell'ombra:(...) Dallo spazio gli astronauti vedono quelli che fanno l'amore come puntolini di luce. Non proprio luce, ma un luccichio che potrebbe essere confuso con la luce... una radianza coitale che impiega generazioni per rivelarsi come miele nell'oscurità fino agli occhi dell'astronauta. (...) Il luccichio è prodotto dalla somma di migliaia di amori: sposi novelli e adolescenti che brillano come accendini al butano, coppie di uomini che bruciano rapidi e brillanti, coppie di donne che fanno luce per ore con balenii leggeri e molteplici, orge luminose come quegli acciarini giocattolo venduti alle fiere,..." (pag. 174)

Safran Foer dice sulla scrittura: "Uno dei maggiori vantaggi della scrittura è che ti da la possibilità di vedere chi sei. Ho scritto di molte cose in cui non sapevo di essere interessato prima di scrivere il libro, come l'essere ebreo, come la storia di famiglia; quindi vedi l'evidenza ed è come se io non fossi quello che pensavo di essere. Penso che spesso ci sbagliamo circa quel che siamo. Una delle cose belle della scrittura è che sei spinto a dare uno sguardo al tuo io indifeso".
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Aggiornamento: in effetti non si comprende molto da quel che ho scritto se il libro mi sia piaciuto o meno. Devo dire, onestamente, che è difficile mettere la questione in questi termini. In realtà, dato il realismo magico che impregna il libro, a volte è difficile seguire il filo del discorso e quindi godere a pieno della storia. Posso dire che però ho molto apprezzato alcuni aspetti, come il linguaggio usato (un esempio di quanto possa essere profondo e bello lo si può vedere anche ne l brano che ho riportato) e la narrazione con più punti di vista.

lunedì 3 settembre 2007

L'alienista


L'alienista di Caleb Carr
New York, 1886. Dal massacro di alcuni giovani travestiti alla ricostruzione dell'identikit psicologico dell'assassino. Cinque anomali investigatori devono snidare lo spietato serial killer. E devono agire in segreto. Contro il volere di autorità corrotte, benpensanti pavidi e poliziotti arroganti. Riuscirà l'Alienista a prevedere le mosse dell'assassino?
Poche righe solo sulla trama per non svelare nulla di questo thriller psicologico e lasciare tutta la suspance che la lettura può dare. Io l'ho letto durante i dieci giorni di viaggio e questo un po' mi ha penalizzato: c'erano dei momenti in cui volevo solo andare avanti, girare e girare le pagine senza smettere, ma non potevo (di solito c'era di mezzo una valigia da trascinarsi dietro). L'ambientazione in questa New York da inizio '900 è magnifica, sembra sempre di passeggiare accanto ai personaggi per le strade della città, sia che si tratti dei quartieri poveri e malavitosi, sia in quelli dove abitano i protagonisti del libro. I dettagli abbondano, ma l'autore non diventa mai noioso nelle sue descrizioni.
Ho adorato la figura di Laszlo Kreizler, l'alienista appunto (che in pratica è uno psicologo... e come potevo io non adorare un personaggio del genere? ;)): Carr rende in modo magnifico e molto preciso la parte del profesionista. In realtà anche quella umana, solo che non sempre risulta molto simpatico :P Grande anche la figura di Sara Howard, una donna che si batte per essere indipendente e poter lavorare nella polizia quando ancora il concetto di donna era solo quello di casalinga: un personaggio tenace, vivace e che sa prendere in mano le redini della situazione meglio degli uomini implicati nelle indagini quando ce ne sarà bisogno.
Inoltre il libro fa riflettere su quello che una città/società vuole o non vuole vedere: la prosituzione minorile (come altre cose) era ed è ancora oggi un argomento che non si vuole affrontare, che in fondo non importa a (quasi, voglio essere ottimista) nessuno. E infatti, allora come oggi, è un argomento che non rientra nell'informazione a meno che non sia cronaca nera, e comunque per pochissimo tempo.
Un grazie a Dolceluna per gli ottimi commenti che mi hanno portato a decidere di leggere questo libro.

Aggiornamento: finalmente ho capito il trucchetto per risolvere il problema di non riuscire a caricare le foto sul blog...evvai!

intervista all'autore (in inglese): http://www.crimetime.co.uk/interviews/calebcarr.php
notizie sull'autore http://it.wikipedia.org/wiki/Caleb_Carr

domenica 5 agosto 2007

Caramelo. O puro cuento


Questo libro è un treno pieno di gente, un treno che non si ferma mai e che va e viene tra il Messico e gli Stati Uniti, attraverso i confini dello spazio e del tempo: pieno di voci, pieno di musica. Fatto con la memoria. Crea la vita.
Edoardo Galenao

Finalmente dopo aver addocchiato per molto tempo questo libro in libreria sono riuscita a procurarmelo in biblioteca e a leggerlo. Devo confessare, non con la calma e la tranquillità con cui avrei voluto... ma il lavoro in questo periodo mi ha permesso solamente questo.
La trama: "In viaggio con la famiglia Reyes come ogni estate, in una macchina piena di bambini, risate e litigi, da Chicago a Città del Messico. Come sempre Lala ascolta le storie della sua famiglia separando, di volta in volta, la verità dalle “sane bugie” che gli adulti si tramandano di generazione in generazione.
Come fili che formano un rebozo caramelo, il prezioso scialle messicano, queste storie, o leggende, della famiglia Reyes si svolgono e si riavvolgono davanti ai nostri occhi in modo brillante e divertente attraverso lo sguardo vivace e curioso della piccola Lala. Il lettore sarà trascinato dalla prosa poliedrica e originale dell’autrice nella turbolenta Città del Messico degli inizi del ‘900, nelle strade piene di musica della Chicago dei folli anni ’20 sino all’adolescenza di Lala nella terra, non promessa, di San Antonio in Texas."
Qualcosa sull'autrice: Sandra Cisneros è nata a Chicago nel 1954 da padre messicano e madre chicana, terza di sette fratelli e unica figlia. Attualmente vive a San Antonio, in Texas. E’ considerata una delle maggiori scrittrici di letteratura chicana e portavoce di spicco degli immigrati messicani negli Stati Uniti.
L'ho sentita parlare, anche se per poco e in modo distratto (ero davvero cotta e facevo fatica a connettere), in una delle conferenze della Fiera del Libro di Torino di quest'anno. Un linguaggio particolare, che passa in modo fluido e senza preavviso dall'inglese allo spagnolo e viceversa... in una musica. Peccato aver letto Caramelo nella versione tradotta, credo che in lingua originale avrebbe reso di più. Ma anche nella versione italiana, le parole hanno un gusto particolare, un mix di due mondi e culture così come nella vita di Lala.
La storia è intrisa del realismo magico tipico della letteratura sudamericana, ma ambientato ai giorni nostri il che lo rende particolare, unico e capace di creare un mondo da sogno. Ottime le descrizioni delle varie donne della storia, da Nonna Tremenda che prima si chiamava Soledad, a Lala stessa, a sua madre, alle varie Zie: come sempre gli autori sudamericani hanno un occhio particolare nel descrivere le vite complesse e molte volte governate dai sentimenti di queste donne.
Alcuni link: da StradaNove.net: una recensione e da Bookreporter.com (in inglese) un articolo. Un'intervista a Sandra Cisneiros sul tema dell'immigrazione: qui

*Questa volta non riesco proprio ad inserire l'immagine della copertina. Mi spiace perchè a me piace molto.... cercherò di provvedere dopo le vacanze.

**Aggiornamento: sono riuscita ad inserire l'immagine di copertina :)

sabato 23 giugno 2007

Recensioni 2007

Allora, girando tra i blogs dei vari lettori, ho visto in quello di Pattybruce un post che mi pare molto utile e ho quindi deciso di *copiare* l'idea (spero che a Pattybruce non dispiaccia!).
Questo sarà perciò un post, aggiornato costantemente, dove sono raccolti i link a tutte le recensioni che ho pubblicato sul blog. In questo modo sarà più facile trovarle :)
Voglio anche precisare che non sono tutti i lirbi che ho letto, ma solo quelli di cui ho scritto.
Come si noterà, i post sui libri sono cambiati nel corso del tempo, anche se il tempo trascorso da quando ho aperto il blog è poco. ora mi pare di aver raggiunto una modalità che mi piace. Ma non si sa mai che le cose non cambino ancora.

36) Guida all'impero per la gente comune di Arundhati Roy
35) Il continente desaparecido è ricomparso di Gianni Minà
34) La bottega dei giocattoli di Angela Carter
33) La casa del sonno di Coe
32) La notte del drive-in di Lansdale
31) Lungo cammino verso la libertà di Nelson Mandela
30) Contro il fanatismo di Amos Oz
29) Il silenzio dell'innocenza di Somaly Mam
28) Primo a morire di James Patterson
27) Le vene aperte dell'America Latina di Eduardo Galeano
26) Nei boschi eterni di Fred Vargas
25) Animal factory di Edward Bunker
24) Harry Potter e la pietra filosofale di JK Rowling
23) La Montagna dell'Anima di Gao Xingjian
22) Ogni cosa è illuminata di Jonathan Safran Foer
21) La zia Julia e lo scribacchino di Mario Vargas Llosa
20)L'alienista di Caleb Carr
19) Memorie di un soldato bambino di Ishmael Beah
18) Caramelo. O puro cuento di Sandra Cisneiros
17) L'attentatrice di Yasmina Khadra
16) Treno di notte per Lisbona di Pascal Marcier
15) Inés dell'anima mia di Isabel Allende
14) Cronaca di una innamorata di Zélia Gattai
13) La cattedrale del mare di Ildefonso Falcones
12) Le streghe di Roald Dahl
11) La scatola nera di Amos Oz
10) La sesta isola di Chavarria
9) I figli della mezzanotte di Salman Rushdie
8) L'ombra del vento di Carlos Ruiz Zafon
7) Shantaram di Gregory David Roberts
6) Stupid white men di Michael Moore
3/4/5) La maga delle spezie di Divakaruni- Cromosoma Calcutta du Ghosh Amitav- Il dio delle piccole cose di Arunhati Roy
2) Centro di igiene mentale di Simone Cristicchi
1) Fiore del deserto di Waris Dirie

mercoledì 20 giugno 2007

Vacanze 1

Oggi voglio parlarvi un po' delle mie vacanze di quest'anno :)
Come ogni anno ne succede una: all'inizio la metà era Madrid (*_* che sogno!), ma visto che le altre due accompagnatrici hanno *disertato*, ho dovuto ripiegare su altro. E così, eccoci qua:
dal 17 al 27 Agosto, andata a Copenhagen e ritorno da Stoccolma, con 2 gg a Gothemborg.
Allora, voli prenotati. Dopo varie peripezzie e 3 (sì, avete letto bene! 3) incontri anche tutte le notti sono a posto: le ultime due notti in albergo, le altre tutte in ostello. Non siamo mica così vecchiette da non poter stare in ostello... anche in camerata da 14!
E ora che i *piccoli* dettagli sono a posto, ci possiamo dedicare a spulciare tra siti e guide, foto e info. E da dove ho iniziato io? Con in mano la guida della Svezia ho dato un'occhiata alla sezione Libri e letteratura :P e questo è ciò che ho trovato:
- Astrid Lindgren, l'autrice del mitico Pippi Calzelunghe, quest'anno è il centenario della nascita della scrittice.
- A. Strindberg con "La stanza rossa"
- Mankell che scrive gialli, come "Piramide" e "Assassino senza volto"
- Marklund "Delitto a Stoccolma", un altro giallo
-"Animal tropical" di Pedro Juan Gutiérrez: la storia di un cubano che si trasferisce in Svezia... me la posso far fuggire?!

PS: Ovvio che se qualcuno ha siggerimenti, di ogni tipo, sono ben accetti :)

lunedì 18 giugno 2007

Inés dell'anima mia

In questo weekend ho letto Ines dell'anima mia, l'ultimo libro scritto da Isabel Allende.

Confesso che sebbene in gioventù ho apprezzato e gustato molto questa autrice, ora mi delude un po'. Con lei e con "Paula" ho scoperto, senza quasi saperlo, la letteratura del Sud America. Da lì ho letto i vari libri scritti dall'Allende, ma a un certo punto mi ha stufato, diventando ripetitiva e *commerciale* come con "Zorro" e ora con questo libro.
La storia narrata è quella di Inés appunto, una militare spagnola che ha partecipato alla Conquista e alla fondazione del Cile. Ci viene narrata la sua vita, dall'Estremadura spagnola a Santiago de Nuova Estramaruda in Cile; dei suoi amori e delle battaglie per conquistare la terra e toglierla alle popolazioni indios che lì vivevano. La voce narrante è quelle della stasse Inés che da vecchia, che ormai si sente vicino alla morte, vuole raccontare le sue memorie.

Libro che scorre ma che non trasmette grandi emozioni e passioni. La storia sarebbe anche avvincente ma risulta troppo lunga in alcuni punti (specialmente quando la voce narrante torna al "presente", continuando a sottolineare che c'è molto da dire e raccontare e non sa se avrà il tempo..).
Ho apprezzato il pensiero espresso in più punti da Inés sulla visione delle donne all'epoca (la storia ha luogo nel 1500), mostrando quello che le femministe hanno sostenuto secoli dopo. Un esempio di ciò è questo brano: (tutti e 3 cercano di violentarla). "Mi sono interrogata più di una volta per capire se sono stata responsabile delle azioni di Sebastian Romero, dell'alfiere Nunez o di questo ragazzo, EscobarNon ho avuto colpe, se non quella di essere una donna, ma pare che siò sia già di per sè un crimine. Noi donne veniamo accusate della lussuria degli uomini, ma il peccato non è forse di chi lo commette? Perchè dovrei pagare io per gli errori degli altri?" (pag. 151). Però, sebbene il concetto in sè e per sè mi piaccia, stona in bocca a una donna del 1500... Così come i discorsi di Inés riguardo gli indios: a volte pare davvero troppo buonista, quasi che l'Allende abbia voluto renderla più umana ai nostri occhi di lettori del XXI secolo, togliendole di dosso un po' dei "preconcetti/giudizi" che gli Spagnoli avevano su queste popolazioni.

sabato 16 giugno 2007

Cronaca di una innamorata

Cronaca di una innamorata è un libro sull'iniziazione sentimentale di Geana (Zélia stessa), un'adolescente a Sao Paulo degli anni '50.
Beto (questo il diminutivo, il vero nome è Dagobert... ma che nome è mai questo?!) è uno studente universitario che vive in casa di Geana e che le farà conoscere il desiderio e la passione.
Molti i personaggi intorno a Geana, tanti parlano un misto di italiano e portoghese (ach, questo era proprio uno di quei libri da leggere in lingua originale!): fantastico il nonno che parla poco, sembra essere in disparte ma vede e intuisce tutto. Ottimo inoltre il personaggio di Ricardina, la sua evoluzione da *cenerentola* di casa a cantante affermata di Sao Paulo.
Un libro che sembra scritto realmente da un'adolescente ma in realtà lei aveva già quasi 80 anni quando lo scrisse ed è il suo primo libro :) Anche il ritratto della società paulista di quegli anni: conservatrice, reticente alle novità ma capace di essere euforica per la trasmissione in TV di una partita di calcio (che se vogliamo dirlo, era Brasile-Italia in diretta da Rio de Janeiro).

Qualche notizia su Zélia Gattai:
Nascida em São Paulo, 2 de julho de 1916, é uma escritora brasileira, viúva do também escritor Jorge Amado. Filha dos imigrantes italianos Angelina e Ernesto Gattai, é a caçula de cinco irmãos. Nasceu e morou durante toda a infância na Alameda Santos, 8, no bairro Paraíso, em São Paulo.
Zélia participava, com a família, do movimento político-operário anarquista que tinha lugar entre os imigrantes italianos, espanhóis, portugueses, no início do século XX. Aos vinte anos, casou-se com Aldo Veiga. Deste casamento, que durou oito anos, teve um filho, Luís Carlos, nascido em São Paulo, em 1942.
Leitora entusiasta de Jorge Amado, Zélia Gattai o conheceu em 1945, quando trabalharam juntos no movimento pela anistia dos presos políticos. A união do casal deu-se poucos meses depois. A partir de então, Zélia Gattai trabalhou ao lado do marido, passando a limpo, à máquina, seus originais e o auxiliando no processo de revisão.
Em 1946, com a eleição de Jorge Amado para a Câmara Federal, o casal mudou-se para o Rio de Janeiro, onde nasceu o filho João Jorge, em 1947. Um ano depois, com o Partido Comunista declarado ilegal, Jorge Amado perdeu o mandato, e a família teve que se exilar.
Viveram em Paris por três anos, período em que Zélia Gattai fez os cursos de civilização francesa, fonética e língua francesa na Sorbonne. De 1950 a 1952, a família viveu na Checoslováquia, onde nasceu a filha Paloma. Foi neste tempo de exílio que Zélia Gattai começou a fazer fotografias, tornando-se responsável pelo registro, em imagens, de cada um dos momentos importantes da vida do escritor baiano.
Em 1963, mudou-se com a família para a casa do Rio Vermelho, em Salvador, na Bahia, onde tinha um laboratório e se dedicava à fotografia, tendo lançado a fotobiografia de Jorge Amado intitulada Reportagem incompleta.
Aos 63 anos de idade, começou a escrever suas memórias. O livro de estréia, Anarquistas,graças a Deus, ao completar vinte anos da primeira edição, já contava mais de duzentos mil exemplares vendidos no Brasil. Sua obra é composta de nove livros de memórias, três livros infantis, uma fotobiografia e um romance. Alguns de seus livros foram traduzidos para o francês, o italiano, o espanhol, o alemão e o russo.
Baiana por merecimento, Zélia Gattai recebeu em 1984 o título de Cidadã da Cidade doSalvador.
Na França, recebeu o título de Cidadã de Honra da Comuna de Mirabeau (1985) e a Comenda des Arts et des Lettres, do governo francês (1998). Recebeu ainda, no grau de comendadora, as ordens do Mérito da Bahia (1994) e do Infante Dom Henrique (Portugal, 1986).
A prefeitura de Taperoá, no estado da Bahia, homenageou Zélia Gattai dando o nome da escritora à sua Fundação de Cultura e Turismo, em 2001.
Em 2001, foi eleita para a Academia Brasileira de Letras, para a cadeira 23, anteriormente ocupada por Jorge Amado, que teve Machado de Assis como primeiro ocupante e José de Alencar como patrono. No mesmo ano, foi eleita para a Academia de Letras da Bahia e para a Academia Ilheense de Letras. Em 2002, tomou posse nas três. É mãe de Luis Carlos, Paloma e João Jorge. É amiga de personalidades e gente simples. No lançamento do livro 'Jorge Amado: um baiano romântico e sensual, em 2002, em uma livraria de Salvador, estavam pessoas como Antonio Carlos Magalhães, Sossó, Calasans Neto, Miguel Arcanjo Prado, Auta Rosa, Bruna Lima, Antonio Imbassahy e James Amado, entre outros.
Ao lançar seu primeiro livro, Anarquistas graças a Deus, Zélia Gattai recebeu o Prêmio Paulista de Revelação Literária de 1979. No ano seguinte, recebeu o Prêmio da Associação de Imprensa, o Prêmio McKeen e o Troféu Dante Alighieri. A Secretaria de Educação do Estado da Bahia concedeu-lhe a Medalha Castro Alves, em 1987. Em 1988, recebeu o Troféu Avon, como destaque da área cultural e o Prêmio Destaque do Ano de 1988, pelo livro Jardim de inverno. O livro de memórias Chão de meninos recebeu o Prêmio Alejandro José Cabassa, da União Brasileira de Escritores, em 1994.

lunedì 4 giugno 2007

La scatola nera

La scatola nera
Amos Oz
Universale Economica Feltrinelli

Dalla quarta di copertina:
Alec e Ilana non si parlano da sette anni. Il divorzio è stato brutto, le emozioni in gioco crudeli, lui si è trasferito negli Stati Uniti dove è diventato famoso per i suoi studi sul fanatismo religioso, lei è rimasta in Israele, si è sposata con un ortodosso da cui ha avuto una bimba. Alec e Ilana hanno un figlio, Boaz, disconosciuto dal padre nel corso del divorzio come atto di estrema offesa verso la moglie. Boaz è un adolescente difficile e, dopo svariati scatti di violenza, si fa buttare fuori da scuola. Così, dopo anni, Ilana scrive ad Alec per chiedergli aiuto. Attraverso le lettere emergono i diversi personaggi che si delineano nettammente, mostrando i differenti volti della società israeliana.

Un libro epistolare, molte lettere scritte tra febbraio e ottobre 1976, con vari mittenti e riceventi, che si intrecciano tra di loro in un vortice non facile da seguire, ma che cattura in modo totale e che ci fa vedere uno scorcio della vita di Alec, Boaz, Ilana e Michel. I sentimenti e le emozioni sono intensi, vissuti molto anche sulla carta. Ma l'aspetto che colpisce maggiormente è che non si tratta di sentimenti positivi ma bensì negativi: tutti si scrivono ferendosi, colpendosi nelle parti più intime e perciò dolorose, come solo le persone che hai amato e ti hanno amato sanno fare. Qual è il senso di ciò? Perchè non smettere? Cosa ci porta a farci del male?
Un aspetto importante è la storia di Israele che fa sempre parte dei libri di Oz, storia che anche l'autore in prima persona conosce bene. Sono molto elevate le capacità di analisi della natura umana, secondo il punto di vista dei vari personaggi (madre figlio marito ed ex-marito) e poi vengono narrate con un linguaggio chiaro, ricco di descrizioni ma mai ridondante e scontato. Anche la religione ha una parte in questo suo libro: ogni personaggio vede la religione con una funzione e un ruolo diverso nella propria vita. C'è il fanatico Michel, Boaz che non sa che posto ha la religione ma in fondo vuole che non gli si dica cosa fare, i sensi di colpa di Ilina.
Da Newsweek: "Eloquente, umano, persino religioso, nel senso più profondo, [Oz] è una sorta di Orwell sionista: un uomo complesso, ossessionato dal semplice senso del decoro e determinato soprattutto a dire la verità, anche a costo di ferire qualcuno." Era da un po' di tempo che sentivo parlare di questo autore e dei suoi libri, ero curiosa di leggere qualcosa di suo e questo libro l'ho comprato alla Fiera del Libro di Torino *_*
* Amos ha modificato il suo cognome, prendendo Oz che in ebraico significa Forza... fa pensare.

mercoledì 25 aprile 2007

L'ombra del vento

"Poche cose impressionano un lettore quanto il primo libro capace di toccargli il cuore. L'eco di parole che crediamo dimenticate ci accompagna per tutta la vita ed erge nella nostra menoria un palazzo al quale - non importa quanti altri libri leggeremo, quante cose impareremo o dimenticheremo - prima o poi faremo ritorno."

Queste righe danno l'idea dell'importanza del libro in questa storia. E anche di quanto l'autore sia attento alle emozione e ai sentimenti. é una storia d'amore? Sì, ma non solo. é una storia complessa, ma bellissima. C'è l'amore, il noir, il thriller, le magnifiche descrizioni di questa barcellona alla fine e durante la guerra (anni '40 e '50). E poi è sublime l'idea di Zafon del Cimitaro dei Libri Dimenticati... non ci sono parole per questa idea!!

"Ogni libro, ogni volume che vedi possiede un'anima, l'anima di chi l'ha scritto e di coloro che l'hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie ad esso. Ogni volta che un libro cambia proprietaripo, ogni volta che un nuovo sguardo ne sfiora le pagine, il suo spirito acquista forza."

Chi ama i libri non può che non pensarla così....

Dal sito dell'autore, Carlos Ruiz Zafon, si può leggere: "La Sombra del Viento" es la primera entrega de un ciclo de cuatro novelas interconectadas y ambientadas en la Barcelona misteriosa y gótica que gravita en torno al Cementerio de los Libros Olvidados. Los cuatros relatos, independientes y auto-suficientes en sí mismos, compartirán algunos personajes y escenarios y crearán un universo literario inspirado en el marco histórico de la Barcelona que va desde la era de la revolución industrial hasta los años posteriores a la guerra civil española. Evviva!!

domenica 15 aprile 2007

Dal libro di Michael Moore

Riporto qui una parte del libro che mi ha colpito e mi ha fatto riflettere:

"Astuzia caucasica! Vedete, un tempo eravamo scemi per davvero. come tanti idioti ci pavoneggiavamo del nostro razzismo. Facevamo cose assolutamente scontate, timpo mettere sulle porte della toilette del cartelli che dicevano SOLO BIANCHI. Sulle fontanelle dell'acqua potabile attaccavamo la scritta che diceva PERSONE DI COLORE. Facevamo stare seduti in fondo al pullman i neri. Impedivamo loro di frequentare le nostre scuole o di vivere nei nostri quartieri. Lasciavamo loro solo i posti di lavoro più di merda (quelli reclamizzati come SOLO PER NEGRI) e dicevamo chiaramente che se non eri bianco avresti ricevuto un salario inferiore. Bene, questa palese, smaccata segregazione ci ha creato unj sacco di casini. ... Alla fin della fiera, dopo una lunga sequela di sconfitte in tribunale, dimostrazioni e disordini, abbiamo afferrato il messaggio: se non ci facevamo più furbi rischiavamo di dovere cominciare a dividere un po' della torta. Abbiamo imparato una lezione importante: se vuoi essere un razzista di successo, è molto meglio trovare il modo di farlo con un bel sorriso stampato sulla faccia! Così i bianchi si sono fatti furbi e hanno tolto i cartelli, hanno smesso di linciare i neri che magari si erano fermati per strada a parlare con le nostre donne, hanno approvato un sacco di leggi sui diritti civili e hanno cessato di dire parole come negraccio in pubblico. Siamo diventati abbastanza magnanimi da dire: Certo, potete venire a vivere qui nel nostro quartiere; i vostri bambini possono andare alla scuola dei nostri. Perchè no? Avremmo traslocato comunque. abbiamo fatto grandi sorrisi, abbiamo dato all'America nera una bella pacca sulle spalle- e poi via come dei razzi nei sobborghi."

Bè, come dire di non essere d'accordo? Abbiamo cambiato la facciata delle cose, ma non la sostanza. Il libro riguarda gli USA, ma non mi pare che in Italia siamo messi molto meglio... anzi, i discorsi che si sentono in questi giorni sono gli stessi: non si parla di neri, ma di cinesi e mussulmani, ma il sentimento verso gli "altri" in generale è sempre lo stesso.

lunedì 9 aprile 2007

Pasquetta

Oggi giornata all'aperto, grigliata e tante chiacchere... con moolta calma: che gioia un giorno tranquillo, senza fretta e ben gustato!
Un gruppo di amici parla del loro viaggio dell'estate: andranno in India per un mese. Una di loro mi ha chiesto di andare, ma io non ci penso proprio: l'India è un posto che non mi attrae come meta turistica, non sento nessuna spinta ad andare. Ci sono altri posti, come tutti gli stati del Sud America, per cui partirei in ogni momento senza quasi riflettere.

Ma perchè l'India no? Non lo so... però c'è un lato di questo grande paese che mi affascina. Mi sono resa conto che solo nell'ultimo anno (o anche meno) ho letto vari libri scritti da indiani e mi sono piaciuti tutti tantissimo! La prima è stata Divakaruni con "La maga delle spezie", un romanzo d'amore e fomrazione con moltissime specie ma anche un tocco unico di magia. Poi ho letto "Cromosoma Calcutta" di Ghosh Amitav: questo è quello che mi è piaciuto meno, ho fatto fatica ad entrare nella logica del libro e quando l'ho finito ho avuto la netta sensazione che mi mancava qualcosa e che dovrò riaffrontare questo autore in un altro momento. Ad ogni modo, al di là della storia, magnifiche le descrizioni dell'India e del suo popolo. Dopo c'è stato, quasi per caso, "Il dio delle piccole cose" di Arundhati Roy: questo mi ha colpito tantissimo per come l'autrice (eh sì, è una donna... io ero convinta fosse un uomo) descrive luoghi e persone, con un uso di registri misti che da un tocco magico e unico anche alla pioggia e alle normali foglie.
Scrivendo queste poche righe e ripensando al modo di scrivere di questi autori mi è venuto in mente il mondo magico che si ritrova nei libri di Jorge Amado e di altri autori del Sud America: forse queste due letterature hanno questo in comune?
Mi son dimenticata di aggiungere il libro che sto leggendo in questo periodo, "Shantaram": non è scritto da un indiano, ma è ambientato tuttoa Bombay. L'esplorazione della città, da quella più turistica a quella deglu slum e dei mercati di schiavi, fino al periodo che il protagonista passa in un tipico villaggio; il colera, i lebbrosi, i vari mercati neri, i monsoni e la polizia corrotta,... un'immagine dura ma descritta con amore e mai giudicata con gli occhi della cultura occidentale anche quando potrebbe essere facile. Procedo con la lettura: il libro è lungo e il tempo poco.

domenica 25 febbraio 2007

Hit parade degli scrittori

Da Repubblica.it :

Nella hit parade degli scrittori classico batte contemporaneo

Fra i primi venti solo il libro di un vivente: Cent'anni di solitudine
dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI


Nella hit parade degli scrittori
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Lev Tolstoj

LONDRA - Classici battono contemporanei dieci a zero. O giù di lì. Non si tratta di calcio, bensì di letteratura: un sondaggio tra 125 scrittori americani, inglesi e australiani per scoprire quali sono i romanzi più belli di tutti i tempi, i dieci libri che ognuno dovrebbe portare con sé su un'isola deserta, o al limite anche su un'isola abitata, insomma i libri da non perdere. Ebbene, gli scrittori di oggi hanno scelto, quasi esclusivamente, scrittori di ieri, o anche di ieri l'altro.

La letteratura dell'Ottocento stravince questa speciale graduatoria, con gli scrittori russi che occupano in maggioranza le primissime posizioni e uno su tutti che risulta, per così dire, il campione del mondo: Lev Tolstoj, che con i suoi due capolavori "Anna Karenina" (primo posto) e "Guerra e pace" (terzo), conquista due delle prime tre piazze.

Segno che gli scrittori contemporanei non hanno una grande opinione dei libri che loro stessi scrivono? Il sospetto è legittimo. Martin Amis, Ian Mc Ewan e Salman Rushdie, per citare tre di quelli più stimati dalla critica e più premiati dalle vendite, hanno ricevuto appena un pugno di citazioni dai centoventicinque intervistati, che comprendevano gli stessi Amis, Mc Ewan, Rushdie, e tra gli altri Norman Mailer, Stephen King, Tom Wolfe.

Alle spalle di Tolstoj, in seconda posizione, si è classificato un altro grande classico dell'Ottocento, Flaubert, con "Madame Bovary". La lista dei primi dieci è completata, nell'ordine, da "Lolita" di Vladimir Nabokov, "Le avventure di Huckleberry Finn" di Mark Twain, "Amleto" di Shakespeare, "Il grande Gatsby" di Francis Scott Fitzgerald, "Alla ricerca del tempo perduto" di Marcel Proust, "I racconti" di Anton Checov e "Middlemarch" di George Eliot. Trai primi venti, c'è un solo scrittore vivente: Gabriel Garcia Marquez, con "Cent'anni di solitudine", il romanzo che ha fatto vincere allo scrittore colombiano il premio Nobel per la letteratura e che ha affermato nel mondo la narrativa latinoamericana.

I risultati del sondaggio diventeranno a loro volta un libro, intitolato "Top ten" (I primi dieci). Prima ancora di leggerlo, ognuno di noi può chiedersi se è d'accordo con la classifica compilata dagli scrittori e domandarsi quali sono i nostri personali "top ten", i dieci libri da non perdere, quelli che bisogna assolutamente aver letto. Chissà se anche i non addetti ai lavori preferirebbero i classici ai contemporanei.

ecco, che dire? Con "Cent'anni di solitudine" hanno azzeccato in pieno :) Grande Gabo!!! Mentre altri se li potevano evitare... i russi in cima? mmmm, Shakespeare capisco ma "Madame Bovary"?! ok, io leggo qualunque roba ma i francesi e i russi classici non mi piaciono tanto :P che ci posso fare?...