domenica 31 agosto 2008

Prima di ricominciare...

E rieccomi.... dopo due mesi e rotti senza pubblicare nemmeno un post.
Oggi ultimo giorno di ferie, domani si ricomincia a lavorare... e così vedo di approfittarne per mettere un po' d'ordine tra varie cose (sia reali che virtuali..). Per cominciare, ho aggiornato la mia lista di libri del 2008. La sfida dei 50 libri in un anno procede: sono a quota 37 finiti... devo però confessare che le letture di agosto non mi hanno entusiasmata e, come ogni anno, il mese di luglio è stato mooolto scarso in fatto di letture.
Al più presto pubblico qualcosa sulle mie vacanze in Spagna: per ora dico solo che mi è piaciuto moltissimo come paese (anche se non si capiva mai a che ora era giusto andare a mangiare :P), ho visto tantissime cose interessanti, ho usato il mio povero spagnolo non quanto avrei voluto ma almeno ci ho provato.
A settembre nuovo inizio, specialmente a livello lavorativo... e non vedo l'ora!

martedì 24 giugno 2008

Premio brillante weblog 2008

Ecco, per la prima volta mi hanno nominata per un premio... e quindi ecco qui il post come da *regolamento*.
Sono stata nominata da alhcim81 che ringrazia tanto per questo :D
Il premio Brillante Weblog 2008 è attribuito a quei blog che si sono distinti per i contenuti o per l'estetica, con l'intento di promuoverli e incoraggiarne la diffusione virtuale.

Le regole sono queste:
1. Chi viene "nominato" deve scrivere un post sull'argomento, citando l'autore della nomina e indicando il link del suo blog.
2. Nominare a propria volta almeno 7 blog, indicandone nell'articolo i link e avvisando i loro gestori del premio.
3. Esibire, ma questo è facoltativo, il profilo-foto di chi ha nominato e di chi è stato nominato.

Ecco le mie nomine:
Dimmi, cosa leggi?
The Cottage
::Mediamente isterica::

Duccio Blog
17laura

sempre Hermione Ginny
Amazing Readers

domenica 22 giugno 2008

Prigioniera a Teheran

Come avevo scritto al ritorno dalla Fiera del Libro, volevo leggere Prigioniera a Teheran dopo aver assistito alla sua presentazione con l'autrice. Qui, in pochissime parole, ciò di cui tratta:
Due anni, due mesi e dodici giorni nella prigione di Evin. Giorni, mesi, anni scanditi dalla violenza, dall'umiliazione, dalla paura e dalla morte. Fino a una nuova nascita. La storia di Marina, giovane studentessa incarcerata a Teheran nel terzo anno di regime del-Payatollah Khomeini. Una storia di odio e dannazione, ma anche di amore e di resurrezione, dove il bene e il male finiscono col confondersi, per testimoniare la follia di tutte le tirannie.
****Contiene spoiler****
Devo dire che insieme a Leggere Lolita a Teheran questo libro riesce a farci entrare, anche se sempre in maniera relativa, nella vita quotidiana di una dittatura come quella iraniana. I due libri possono essere in qualche modo complementari. Infatti la Nemat ci fa conoscere la realtà della prigione femminile, un luogo normalmente poco conosciuto nella democrazia, e praticamente taciuto (ancor più della prigione maschile) in caso di dittature.
La descrizione che l'autrice fa del suo periodo in carcere è comunque delicata: molte cose sono appena accennate e si comprendono per intuizione, creando così un libro che è in grado di raccontare la tortura senza essere eccessivamente pesante e di impatto per il lettore.
A chi è abituato a pensare la famiglia come protettiva, accudente e rassicurante, farà forse fatica ad identificarsi con i genitori di Marina Nemat, che non mostrano comprensione e a volte sembra nemmeno interesse per quanto le sia accaduto. Ma come lei stessa ha ben spiegato: la dittatura entra anche nelle relazioni familiari e nessuno vuole realmente sapere cosa è accaduto, in modo da non *doverci fare i conti realmente*.
Devo dire che mi sono dovuta un po' documentare al di fuori del racconto per comprendere certi episodi: molti eventi sono relativi alla mia prima infanzia, possibile che siano così distanti, così poco conosciuti? (ok, una certa dose di ignoranza mia e solo mia ce la metto anche...).

venerdì 20 giugno 2008

Estate 2008

Questo è il piano per l'estate 2008: alla fine ce l'ho fatta, ho programmato le tappe e sono riuscita a prenotare gli ostelli e i mezzi di trasporto principali (grazie renfe.es, mooolto più comprensibile del sito di Trenitalita!!). Sono un po' di città, é vero ma quest'anno è all'insegna del movimento :)



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giovedì 29 maggio 2008

Il buio oltre la siepe

Dopo quasi un anno di attesa nella mia Wish List, dopo aver faticato un filo a farmelo prestare da un'amica, sono riuscita a leggere Il buio oltre la siepe di Harper Lee!!
Il libro affronta un tema difficile e scottante come il razzismo nel Sud degli Stati Uniti negli anni '30, ma lo sgurado narrante di Scout, una bambina, dà un taglio particolare al racconto mostrando come i pregiudizi abbiano in realtà poco senso e si scontrano con il senso di giustizia. Il razzismo c'è, si respira nel racconto che la bambina fa di quell'estate ma non è mai troppo evidente, né è riportato con episodi diretti ed espliciti.Il che fa anche capire come serpeggia tra di noi il razzismo: anche non far nulla davanti alle ingiustizie è mettersi dalla parte errata e ci si prende comunque una certa dose di responsabilità sociale.
La scrittura è molto pulita, scorrevole e riesce a rendere benissimo il punto di vista di una bambina. Tra i personaggi ho adorato Calpurnia (già solo per il nome), la domestica di colore in casa di Atticus che fa in qualche modo da vice-mamma ai due bambini: descritta dalla bambina in termini spesso negativi, si legge sotto un forte affetto per questa figura che accompagna e aiuta i bambini a comprendere il pregiudizio verso i neri per tutta la vicenda.
Una frase all'inizio del libro è fantastica e non si può non essere d'accordo con Scout se si amano i libri: "Fino a quando non mi minacciarono di non lasciarmi più leggere, non seppi di amare la lettura. Si ama, forse, il proprio respiro?"
Solo ora che ho letto il titolo originale ho capito la copertina del libro...

La donna abitata

Ormai ho finito di leggere questo libro da un po' di tempo, ma volevo scriverne sul mio blog e solo ora ci riesco. Ho comprato La donna abitata alla Fiera di Torino e devo dire che sono stra-felice dell'acquisto.
Chi mi conosce un minimo sa che mi piace la letteratura sudamericana, ma non avevo ancora letto nulla di Gioconda Belli sebbene in molti me ne avessero parlato molto bene. Qualche notizia sulla sua vita Link .
In pochissime righe, per non rovinare a nessuno la sorpresa su questa storia, si può dire che:
La donna abitata è il romanzo della rivoluzione sandinista. E' la storia di due donne, vissute in epoche diverse, la prima un'india che combatte contro i conquistadores e la seconda una donna moderna che vive sotto una feroce dittatura centramericana. Le loro vite s'incontrano magicamente nell'amore e nella guerriglia.
Anche in questo libro del Sud America si ritrova il realismo magico, un mix di leggenda e realtà che Belli rende davvero armonioso attraverso tutto il libro e che mi ha catturato molto fin dalle prime pagine. Leggendo su internet alcuni commenti al libro ho trovato una frase su un blog che mi ha colpito: "mi ha cambiato la vita. Mi ha reso consapevole del mio diventare donna, del mio ESSERE donna (che non è ciò che vediamo quotidianamente in tv o sui giornali!), delle passioni che spesso motivano scelte di vita difficili. E dell'intensità, della passionalità stessa della vita!"
Ecco, il libro fa vedere come cresce una donna, come si appassiona a un'ideale che le sembrava così lontano, che comincia a credere che si possa fare qualcosa per cambiare anche una dittatura. Siamo ancora in grado di pensare che si possano cambiare le cose e che lo possiamo fare, in qualche modo, anche noi in prima persona?

domenica 18 maggio 2008

In Portogallo si parlerà "brasiliano"

Leggo oggi, sul sito del Corriere, questo aritcolo:

Il Parlamento di Lisbona approva il progetto: si adegua la lingua agli standard dell'ex colonia

RIO DE JANEIRO - È la lingua degli enigmi di José Saramago, o sussurrata al suono struggente del fado, ma è soprattutto quella urlata dalle mulatte di Jorge Amado e resa bossa nova da Vinicius de Moraes. Solo una decina di milioni di persone parlano portoghese là dove la lingua nacque, mentre nel resto del mondo sono ben 220, in gran parte brasiliani: era abbastanza scontato che chi dovesse soccombere nel processo di unificazione della lingua fosse proprio il Portogallo, e così è avvenuto. Non senza una certa fatica, venerdì il Parlamento di Lisbona ha approvato un accordo ortografico tra gli otto Paesi al mondo dove si parla portoghese. Oltre a Portogallo e Brasile, ci sono le ex colonie di Angola, Mozambico, Capo Verde, Timor Est, Guinea-Bissau e São Tomé e Principe. Nulla di davvero radicale — i cambiamenti riguardano solo una parte dell'ortografia — ma il Portogallo ci ha messo una decina di anni per cedere. Quasi tutte le modifiche spostano le regole verso l'uso brasiliano della lingua, assai semplificato da secoli.

Alla capitolazione si sono opposti fino all'ultimo i puristi dell'idioma, che hanno consegnato una petizione di 33.000 firme ai deputati di Lisbona affinché bocciassero la riforma. Ma non c'è stato niente da fare. Anni fa, quando una commissione fissò le nuove regole, venne deciso che l'applicazione sarebbe scattata con l'approvazione di soli tre Paesi, tra i quali non necessariamente il Portogallo. Poi, però, si è ritenuto doveroso aspettare il suo sì: «Siamo i padri della lingua portoghese, non i suoi padroni », ha detto il deputato Nuno Melo al momento di votare. In Brasile, con un certo orgoglio, si è commemorata la svolta ricordando che cade nell'anno del 200esimo anniversario dello spostamento della Corte reale da Lisbona a Rio de Janeiro, in fuga da Napoleone nel 1808. La colonia che diventava impero. Le modifiche ortografiche riguardano soprattutto accenti e trattini e l'eliminazione di lettere che nella pronuncia corrente sono andate perdute. Un esempio su tutti è la parola «selezione », che si scriverà ovunque «seleção», come i brasiliani chiamano tra l'altro le proprie squadre nazionali. Chi cambia di più è il Portogallo, con l'1,4 per cento delle parole contro appena lo 0,4 del Brasile. Su alcuni vocaboli, in mancanza di accordo, le differenze sui due lati dell'Atlantico verranno mantenute. Così come, ovviamente, sulla lingua di tutti i giorni, che differisce assai di più che quella ortografica. Probabile che traduzioni e doppiaggi di film restino separati, come già avviene adesso.

Nella tv, invece, l'egemonia della telenovela brasiliana non lascia scampo: già da decenni i portoghesi si sono abituati all'accento cantato dell'ex colonia, sui teleschermi per diverse ore al giorno. I fautori della riforma sostengono che i benefici saranno notevoli: dall'uniformità nelle ricerche via Internet al linguaggio giuridico internazionale. Una antica aspirazione lusofona è quella di vedere la propria lingua tra quelle ufficiali all'Onu (attualmente sono sei: inglese, mandarino, arabo, francese, russo e spagnolo). Chi invece non pare appassionarsi al tema e non vuole polemizzare è proprio José Saramago: «Io continuerò a scrivere come sempre - ha detto - Poi sarà un problema dei correttori di bozze».

Un po' mi dispiace... ora proverò a cercare sui siti portoghesi in che cosa consistono le novità ortografiche. Già i miei errori nello scrivere aumentano (un po' per forza di cose, non avendo molte occasioni di fare pratica), così spero non sia lo scatafascio....